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Come si pescano le aguglie a traina?

Sia viva (soprattutto) sia morta (in parte minore dei casi), l’aguglia è un’ottima esca per dare la caccia ai pesci predatori di mare: riccio­le, lecce, dentici, spigole e pesci serra rispondono prontamente a questa esca. E se anche tu stai pensando di partire a traina per dar la caccia a questi bei predatori, beh… con molta probabilità andrai a dedicarti alla pesca a traina ultraleggera proprio per catturare le aguglie.

Come si pescano le aguglie a traina?

In questo articolo abbiamo scritto quello che serve per sapere come si pescano le aguglie a traina: come sono fatte, dove si pescano e dettagli della traina.

Pesce di branco e pelagico per eccellenza, l’aguglia presente in tutto il Mar Mediterraneo. La possiamo pescare tutto l’anno ma si avvicina alle coste durante il periodo riproduttivo, da febbraio a maggio, trattenendosi fino a novembre. Vive quasi esclusiva­mente in superficie dove caccia piccoli pesci.

È riconoscibile per la forma del corpo particolarmente slanciato. Il rostro è dotato di numerosi denti acuminati e la parte inferiore è più larga e lunga di quella superiore.

La taglia massima sfiora il metro centimetri, per un peso di circa un chilo e mezzo. Il dorso è blu, che sfuma ver­so fianchi e ventre, tipicamente argentei.

Dal punto di vista dell’ittiofauna si identificano almeno due specie: l’aguglia mag­giore o Tylosurus Acus Imperialis, dalle dimensioni più rilevanti rispet­to a quella comune, e la costardella o Scomberesox saurus, uno sgombresocide più imponente ma dal corpo e becco leggermente più corti. Però in ogni caso l’aguglia non è mai un’aguglia imperiale di piccole dimensioni come taluni affermano.

La pesca delle aguglie: esche artificiali, fili, eccetera

Anche se l’aguglia è un pesce abbastanza piccolo, è pur sempre un feroce predatore… e da tale dovremmo trattarla dal punto di vista della traina.

Noi caleremo in acqua piccole esche artificiali (quasi sempre saranno artificiali) che poi l’aguglia andrà a colpire con il becco prima di mordere ed ingoiare. Una buona accortezza, quando possibile, infatti è quella di pescare con canna alla mano e, nel momento in cui abbiamo delle tocche lievi, sbloccare la bobina per cedere istantaneamente qualche metro di filo (non ne servono trenta ma magari 5 o 10). La nostra Belone belone (nome scientifico delle aguglie) vedrà l’esca cadere davan­ti a sè, come fosse morta, e inghiottirà la preda. Solo a questo punto si può usare la canna, stringendo la frizione a metà corsa e ferrando.

Pesca delle aguglie: le esche artificiali da traina

Le principali esche artificiali da avere sono quattro, più una quinta di cui diremo dopo;

Cucchiaino ondulante: preferiamo un modello di 5 cm, non di più;

Anguillina in silicone: da preferire le piccole da 3,6 cm che sono in vendita anche qui su Pesc.it;

Minnow (cioè il pesciolino finto): deve essere di piccole dimensioni ed armato di amo singolo in coda se intendiamo usar l’aguglia come esca viva… a sua volta;

Piumetta: realizzata direttamente sull’amo oppure montata “a scorrere su un tubicino”.

Capitolo a parte meriterebbero le matassine per aguglie (clicca) alle quali abbiamo dedicato un articolo apposito.

Il fluorocarbon fa spesso la differenza

Per avere maggiori abboccate (o per fare prima a catturare l’esca viva, se questo è il tuo obiettivo) può essere importante ricorrere al migliore fluorocarbon in un diametro particolarmente sottile. Per esempio uno 0,16 mm potrebbe essere l’ideale. Pescando negli strati d’acqua superficiali l’uso di un filo trasparente e fino potrà raggirare la diffidenza delle aguglie.

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